La forza della gentilezza

Il rispetto è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui si è unici. A.G.

Tutti noi abbiamo avuto l’esperienza di essere visti per meno di quello che siamo, trattati come se fossimo un’altra persona. Le nostre qualità non sono percepite, ci vengono attribuiti difetti che non abbiamo. E se qualcuno si prende la briga di trattarci per quello che siamo? a volte ci apprezza anche più di noi, crede in noi anche quando la nostra autostima vacilla. In quei momenti siamo visti e accolti per quello che siamo e per quello che possiamo diventare.

Questo è il Rispetto, dal latino re-spicere, vedere di nuovo. Potremmo dire: andare con lo sguardo oltre non fermandosi all’apparenza. Mi sento rispettato se sono visto per quello che sono e che forse potrei essere, per ciò che mi rende unico e originale e se questa parte di me viene ignorata, sono ferito.

Lo psicologo americano Tom Yeomans, parla di “ferita dell’anima”, quella che proviamo da bambini quando siamo visti non per quello che siamo, un mare di potenzialità in divenire, ma solo come un bambino capriccioso e difficile oppure  un possesso di cui vantarsi.

Se il vero sé non è visto, siamo feriti e questa ferita ci accompagnerà nell’età adulta. Per essere accettati quindi taglieremo la connessione con la nostra vera anima, iniziando a sopravvivere anziché Vivere.

Questo sguardo attento e profondo che la parola “rispetto” porta con sé non cambia solo chi lo riceve, ma anche chi lo offre. Se ci alleniamo a vedere le persone intorno a noi, riconoscendo le loro potenzialità, magari oscurate da altri aspetti più superficiali meno importanti ma più chiassosi, diventeremo diversi. Perché noi siamo fatti delle nostre percezioni e quello che noi vediamo o presumiamo di vedere giorno dopo giorno, costruisce ciò che siamo.

Rispetto vuol dire anche “saper ascoltare”, tutt’altro che facile nella “società del rumore”; il vero ascolto avviene solo nel silenzio. Un silenzio che non è solo mancanza di frastuono esterno ma soprattutto capacità di zittire le voci interiori che mi distraggono da quello che l’altro dice. Spesso ascoltiamo apparentemente, in realtà nella nostra mente si fanno strada idee, parole, immagini, che non aspettano altro di venire fuori, presi come siamo da noi stessi.

L’ascolto richiede il silenzio, ma anche la capacità di sentire oltre a ciò che viene detto, anche a come viene detto; a volte il contenuto non è così importante o non ci dice tutto.

Il rispetto vuol dire dare agli altri lo spazio a cui hanno diritto, concedendo la possibilità di essere ciò che si è e ciò che si vuole essere; senza giudizi, consigli, pressioni, speranze. Vuol dire stare accanto lasciando la libertà e avendo fiducia.

(Liberamente tratto da: P.Ferrucci – La forza della gentilezza – Ed. Mondadori)

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