Briciole

L’approccio psicoanalitico (o psicodinamico) attribuisce particolare importanza alle esperienze infantili, come le fasi psicosessuali, agli impulsi repressi e ai conflitti irrisolti nell’inconscio. Secondo questo approccio, l’anoressia e la bulimia, e più in generale i disturbi dell’alimentazione, sono considerati espressione sintomatica di un conflitto interno o di una struttura mentale non del tutto completa e riflettono una serie di problematiche relative al proprio Sé.

Propongo un’interpretazione sull’anoressia che rimanda ad un problema inerente alla fase orale non risolta e impedisce la separazione-individuazione del soggetto. Le fantasie anoressiche riguardano l’ingestione orale di una serie di oggetti riferiti alla parte cattiva della madre, e proiettati sul corpo dell’anoressica. L’identità di questo corpo corrisponde all’identificazione di se stessa con la madre: la fame di sé è, dunque, il tentativo dell’adolescente di porre fine alla femminilizzazione del proprio corpo e di ridurre al minimo l’identificazione confusa e ambivalente con la madre. Il comportamento delle anoressiche deriva da queste rappresentazioni mentali distorte del proprio corpo, di se stesse e dell’oggetto materno; assumere cibo significa riconoscere la propria dipendenza nei confronti della madre e ammettere l’incapacità di essere autonomi. L’anoressia rappresenterebbe un arresto dello sviluppo maturativo riguardante i processi di separazione/individuazione delle relazioni oggettuali.
La psicoterapia può aiutare a rendersi consapevoli di questa necessaria separazione, evidenziando il ruolo fondamentale del nucleo familiare nell’accompagnare i figli verso una maturazione identitaria. E’ necessario in questo percorso scoprire ed evidenziare risorse, capacità e obiettivi di crescita della persona che soffre, per alimentare la spinta verso una separazione che individua e porta alla luce l’unicità del paziente.

Mi preme sottolineare che l’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare che necessita di un intervento di un equipe professionale di lavoro, non è solo la psicoterapia a guarire, ma è un valido aiuto in particolare per chi è vicino a una persona che soffre di questo disturbo.

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