Una ferita da cicatrizzare

Il Disturbo Post-traumatico da Stress (DPTS)

La parola “trauma” deriva dal greco e significa “ferita”, chiunque viva un trauma sperimenta una profonda lacerazione tra un “prima” e un “dopo”. “Prima” viveva in un mondo “Dopo”, di colpo, il mondo non è più sicuro, nulla è più giusto ed equo. Nonostante l’essere umano sia “naturalmente” attrezzato a superare eventi traumatici, capita talvolta che chi ha vissuto una esperienza di questo tipo non riesca a superarla spontaneamente e sviluppi un Disturbo Post-traumatico da Stress.

Chi soffre di Disturbo Post-traumatico da Stress è continuamente tormentato dal ricordo del trauma, da un passato che continua ad inondare e sommergere il presente di paura, dolore e rabbia, sotto forma di incubi, ricordi, immagini, suoni, odori, flashback, impedendo alla persona di proseguire il suo cammino verso il futuro. Di fronte a questa terribile situazione, la persona cerca di difendersi con differenti modalità ad esempio: l’evitamento di situazioni associabili all’evento, la rimozione per cancellare l’accaduto, la dipendenza da altre persone che danno sicurezza ma che limitano l’autonomia.

Meichenbaum, noto psicoterapeuta cognitivo, che si è occupato di verificare i vari interventi sul DPTS, ha sottolineato come l’approccio narrativo psicodinamico sia utile, in particolare il paziente in seduta, in una relazione terapeutica in un ambiente sicuro e facilitante, la narrazione del trauma assume sfumature nuove e si modifica, tanto che il paziente rimodella il suo stile di vita, non più come vittima ma come sopravvissuto tenace ad un evento traumatico.

Al paziente deve essere spiegato in modo dettagliato il DPTS, nei termini delle implicazioni fisiche,organiche e fisiologiche (sudorazione, insonnia, tachicardia, ansia..) e nei termini dei comportamenti che si mettono inconsciamente in atto (evitamento, rimozine, isolamento..), in modo da essere consapevole di come il trauma influisca oggi sulla sua vita e di come sia importante partire dall’evento.

La prima seduta con una persona che ha vissuto un trauma è di fondamentale importanza per il successivo positivo evolversi della terapia. Chi ha sofferto un trauma ha un disperato bisogno di aiuto e al tempo stesso, è incapace di attuare da solo anche il più minimo cambiamento. Il terapeuta deve saper comunicare alla persona traumatizzata una forte compartecipazione emotiva, il paziente deve “fidarsi ed affidarsi” e essere quindi disponibile a seguire quella che è l’indicazione principe per il trattamento di questo tipo di disturbo: il romanzo del trauma.

Questa tecnica che attinge dal modello di terapia breve strategica  del Dott. Nardone  consiste nel chiedere al paziente che metta per iscritto, in una sorta di racconto e nella maniera più dettagliata possibile, tutti i ricordi del trauma passato: immagini, sensazioni, pensieri; dovrà ripercorrere quei terribili momenti vissuti per iscritto, fino a quando non senta di avere scritto tutto ciò che è necessario dire. Parallelamente, si prescrive alla persona di smettere di parlare del trauma e di quanto questo stia ancora influenzando la sua vita, veicolando tutta la pressione del malessere dentro gli scritti.

Il romanzo del trauma è una manovra di eccezionale efficacia, poiché interviene in maniera diretta sulla principale coping reaction che mantiene il disturbo, ovvero il tentativo di dimenticare. Mediante questa prescrizione si producono 4 effetti: innanzitutto la persona esternalizza tutti i ricordi, le immagini, i flashback che continuamente la assillano e, trasferendoli su carta, a poco a poco inizia a liberarsene; il fatto di dover ripercorrere il trauma ogni giorno per iscritto innesca anche una sorta di effetto “abituazione” rispetto ai ricordi traumatici, che ora vengono attivamente e quotidianamente ricercati dalla persona invece che subiti.

Il ripercorrere per scritto nel corso dei giorni il tragico evento permette anche di distaccarsi gradualmente dalla paura, dal dolore e dalla rabbia che questo ha provocato, producendo l’ultimo effetto, la ricollocazione temporale del passato nel passato. Il dover consegnare il romanzo al terapeuta, infine, rappresenta una sorta di “rito di passaggio” di superamento dell’evento traumatico.

I pazienti che accettano di mettere in atto questa prescrizione, generalmente già nel corso della seconda seduta, raccontano come i primi giorni di esecuzione del compito siano stati davvero difficili e dolorosi, ma, a poco  a poco, il racconto sia diventato sempre più ”freddo” e i ricordi, i flashback e gli incubi prima quotidianamente presenti siano diminuiti rapidamente fino a scomparire.
Anche il fatto di aver smesso di parlarne ha aiutato questo processo, permettendo parallelamente di liberare dal peso del passato le relazioni con gli altri. Il passato ricollocato al suo posto smette così di invadere continuamente il presente della persona e di limitare la costruzione del suo futuro.

Tramite il romanzo del trauma, la ferita del trauma si trasforma a poco a poco in una cicatrice che, pur non scomparendo completamente del tutto, permette alla persona di riappropriarsi della propria naturale capacità di resilienza. Ed ecco che, nel corso delle sedute successive, la persona rinizia a recuperare la propria vita, interrompendo la sequenza di evitamenti e ritrovando gradatamente la fiducia nelle proprie risorse e nella propria autonomia.

Nella maggior parte dei casi, questa solo manovra mantenuta nel tempo permette alla persona di liberarsi completamente dall’invalidante disturbo; nei casi in cui il Disturbo Post-traumatico da Stress abbia invece dato origine ad altri tipi di disturbi (disturbo da attacchi di panico, fobie varie, paranoie, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione, etc) il terapeuta continuerà la terapia fino alla totale risoluzione del problema. L’efficacia del modello di terapia breve strategica sul Disturbo post traumatico da Stress è decisamente alta, il 95% dei casi con una efficienza media di 7 sedute, in cui il 50% dei casi non presenta più tracce di sintomi rilevanti già dopo la prima seduta.

“Niente fissa una cosa così intensamente nella memoria come il desiderio di dimenticarla”.

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