Amore violento

La violenza nel rapporto di coppia, psicologica e/o fisica, non consente semplificazioni o inquadramenti in una sola categoria diagnostica poichè è un comportamento che nasce dall’incontro fra le difficoltà emozionali di un uomo e di una donna, fra queste e l’assetto in cui si cristallizza la relazione e fra questa e il contesto culturale a cui i partners fanno riferimento.

Generalmente in questi quadri clinici, i partner vivono nell’idea che l’amore sia fusione: uno dei due tenderà a soddisfare in tutto l’altro, annullandosi e perdendo di vista i propri desideri e bisogni; ma la fusione comporta la sensazione di sentirsi vuoti e perennemente soli, inquieti se manca il partner; ambedue vivono con la paura spasmodica dell’abbandono.

Si elemosinano attenzioni e conferme di un amore idealizzato, infinito ed eterno, ottenendo l’effetto opposto, per esasperazione. Spesso si tratta di persone che a loro volta hanno vissuto nell’infanzia figure di attaccamento instabili, genitori ambivalenti e insicuri che hanno lasciato una forte dose d’ansia e di angoscia di separazione. Questi bambini crescono con un forte senso di colpa, con l’idea di valere poco e di doversi comprare l’amore altrui con un eccesso di compiacenza, perchè non riescono ad attribuire alla propria madre quella responsabilità. Gli uomini nella nostra società sono più in difficoltà delle donne, perchè la loro educazione comporta una notevole solitudine emozionale. Spesso sono estranei a loro stessi e non sono abituati a riflettere sulle proprie emozioni, la socialità maschile è orientata al fare, in oltre un altro aspetto importante è la mancanza di modelli nuovi di riferimento nella relazione di coppia, gli uomini non possono più riferirsi al modello dei propri padri e non hanno efficaci modelli per venire incontro alle nuove esigenze delle donne.

Si può pensare che la violenza scaturisca da questo grande quadro di fragilità interiore, da risorse emotive insufficienti e sconosciute.

Il supporto terapeutico comporta sia una presa in carico individuale che una gruppale: dopo la presa di coscienza del rapporto malsano e delle individuali storie d’origine spesso portatrici di drammatiche deprivazioni affettive, il gruppo aiuta a riconoscere il ruolo che si è “scelto” di vittima o di carnefice cercando di uscirne comprendendone le reali finalità. Ogni stile di vita è orientato ad un obiettivo.

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