L’incontro con l’ombra

In una psicoterapia junghiana si parla di ombra, intesa come l’altro lato della personalità, il lato oscuro che si contrappone all’ Io cosciente, che è nascosta nell’inconscio. Spesso i problemi correlati all’ombra si manifestano nel sintomo e sono i primi che richiedono l’attenzione del terapeuta, l’ombra, viene percepita dal paziente come un insieme di aspetti a lui inaccettabili e avvolti in emozioni negative quali l’aggressività, l’invidia, la pigrizia, la gelosia e, molto spesso, la vergogna. Si tratti di aspetti di Sé che si sono censurati, allontanati perché fin dalla nostra infanzia il mondo ci ha fatto capire che non erano accettabili e che dovevamo imparare a controllarli .. fino a dimenticarli…a rinnegarli
Il paziente quando arriva non ha una conoscenza della sua ombra, viene negata e molto spesso trasferita sugli altri. Spesso si vede e si combatte negli altri quello che ci appartiene; è la parte ‘sana’ del paziente che avverte, tramite il sintomo, la necessità di liberare l’Io dalle sovrastrutture difensive; per cui ogni risposta alla malattia psicologica e al sintomo, su un piano solo farmacologico è come silenziare l’anima, negare una parte del Sé. La psicoterapia ha la finalità di integrare l’ombra mettendola in primis a confronto con la propria ‘coscienza’. Se l’ombra quando diventa cosciente è incompatibile con il nostro Io, la risposta sarà di repressione degli impulsi; ma la repressione degli impulsi, pur essendo diversa dalla rimozione che è un meccanismo nevrotico, è una scelta conscia ma che crea altrettanta sofferenza nel tempo; blocca l’energia del Sé.
Il conflitto si può sciogliere nel momento in cui il paziente recupera dentro di sé la sua etica. L’etica, diversamente dalla morale che è esterna e crea il Super Io, è la voce interna della coscienza. La voce interiore può essere parzialmente o anche totalmente antitetica alla morale, ma è ciò che corrisponde alla potenziale alteralità dell’individuo e che determina il processo di individuazione a cui bisogna tendere per poter raggiungere una maggior armonia. La pratica dell’etica richiede coraggio e maturità; significa sopportare anche il peso del dubbio, è un vero ‘atto creativo’ al quale si giunge dopo un percorso lungo e faticoso.

Come scrive Jung: “ il rischio dell’errore e a volte l’incomprensione del prossimo ci può abbandonare alla solitudine. Tuttavia esso è un dovere irrinunciabile poiché si tratta di un valore interiore, la violazione del quale non è uno scherzo e ha, alle volte, gravi conseguenze psichiche”.
E’ la via della ‘Croce’ che permette attraverso l’integrazione dell’ombra, la liberazione di una grande quantità di energia e di potenziali creativi.

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