Vivere con un dolore cronico

La fibromialgia è una patologia al confine tra cervello e mente, emozioni e cognizione, che richiede aggiornamento scientifico, sensibilità clinica, multi-professionalità, al servizio dell’ascolto del paziente e nell’ottica di un’alleanza terapeutica.
La sintomatologia prevalente della Fibromialgia è costituita da dolore muscolare cronico diffuso insieme a rigidità, ma molti altri sono i sintomi che si associano al dolore e che possono variare da individuo a individuo: disturbi del sonno, alterazioni cognitive quali attenzione e concentrazione, cefalea, parestesie, stanchezza cronica, disturbi gastro-intestinali. Inoltre diversi studi hanno rilevato una maggiore sintomatologia ansiosa e depressiva nei pazienti affetti da SF rispetto alla popolazione generale. Tra i dati più interessanti c’è che la catastrofizzazione, insieme all’ansia di stato e di tratto, appaiono le variabili che maggiormente influiscono sulla qualità della vita. Un ruolo determinante in questi pazienti è rappresentato anche dal rimuginio e della ruminazione rabbiosa. Un’ipotesi interpretativa potrebbe essere che i fibromialgici utilizzino prevalentemente rimuginio e ruminazione come strategie di coping per la regolazione delle esperienze emotive. Questo potrebbe essere supportato dalla presenza di maggiore alessitimia. Le cause della fibromialgia non sono note, anche se tra le ipotesi multifattoriali più accreditate sono inclusi traumi fisici e psicologici, come lutti. Resta comunque certo che la diagnosi di fibromialgia porta con sé correlati di tipo ansioso e depressivo. Sono efficaci i gruppi di mutuo aiuto nella misura in cui permettono la libera circolazione di emozioni e vissuti e la condivisione di esperienze simili, benchè, nel caso della fibromialgia, sia necessario prevedere una terapia individuale, viste le esigenze di visibilità e di richiesta di attenzioni che i pazienti legittimamente portano.
Per sostenere e lavorare con il paziente fibromialgico in terapia è necessario che il paziente possa acquisire nuove modalità cognitive e comportamentali,
– “imparare” a gestire meglio il suo dolore e a modulare emozioni, convinzioni e giudizi negativi legati ad esso,
– apprendere l’uso di tecniche di rilassamento che gli consentono di ottenere una diminuzione nella percezione soggettiva del dolore (e quindi un minor ricorso all’uso di farmaci analgesici)
– apprendere strategie di coping più funzionali e adattive.
Ansia e depressione sono risposte “naturali” di fronte alla diagnosi di una malattia, tanto più di una malattia cronica come la Fibromialgia, e fornire al paziente uno spazio di espressione e contenimento dei vissuti depressivi e dell’ansia è essenziale per evitare il rischio che, oltre alla patologia organica, si cronicizzino anche l’emozione (negativa) ad essa correlata e le dinamiche relazionali a queste connesse.

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