Nulla è definito

“Con epigenetica si intende lo studio di ogni cambiamento, stabile o potenziale, ereditabile di espressione genica, non spiegabile tramite la sequenza di DNA.”

L’ambiente sociale può modificare un qualcosa ritenuto, fino a qualche anno fa, inaccessibile “direttamente”: il DNA. Oggi sappiamo che l’ambiente modifica il DNA non solo attraverso l’evoluzione, quindi non solo tramite il passaggio da una generazione all’altra, ma l’ambiente lo fa anche “in itinere” tramite l’azione di meccanismi che modulano l’espressione genetica.

Nel cervello dei mammiferi è stato riscontrato un rimodellamento epigenetico dell’asse dello stress Ipotalamo-ipofisi-surrene, in risposta a esperienze stressanti.

La particolarità è che tali cambiamenti possono essere transgenerazionali, quindi ereditabili. Tale passaggio da genitori a figli può avvenire secondo tre modalità:

  1. L’utero materno

Fattori ambientali durante la gravidanza possono modificare l’epigenoma del bambino, come:

  • Lo stress parentale, il quale potrebbe indurre alterazioni sulla responsività emotiva della prole.
  • Lo sviluppo di dipendenza da alcol e droga. 
  • La dieta materna può produrre effetti sulla salute del bambino. Un esempio a favore di questa affermazione è la carestia in Olanda del 1944/1945. Durante la Seconda guerra mondiale, la Germania impose un embargo di cibo della durata di 5 mesi. Le madri in gravidanza in quel periodo misero alla luce figli che svilupparono, durante l’età adulta, patologie legate all’alimentazione, in particolare intolleranze agli zuccheri, disturbi cardiaci e obesità. Sorprendentemente anche i nipoti, nati da madri che non sorbirono carestia, svilupparono simili effetti. La spiegazione potrebbe derivare da cambiamenti epigenetici avvenuti in ambiente uterino trasmessi alla seconda generazione, tali cambiamenti sono stati trasmessi alla terza generazione mediante materiale epigenetico contenuto nelle cellule germinali.
  • Le cellule germinali

Non solo la madre è responsabile dell’epigenoma del figlio, lo è anche il padre, dal punto di vista epigenetico, quindi, anche ivissuti del padre possono riflettersi sulla generazione successiva. Topi maschi esposti a forti dosi di etanolo, alcool, hanno dato alla luce figli con ridotto peso rispetto alla norma, scarsa responsività alla paura, e alta aggressività. Similmente, anche uno studio su figli di persone con genitori dediti ad un alto consumo alcolico, ha evidenziato un effetto negativo sulle performance cognitive.

  • L’ambiente sociale in cui cresce la prole.

Nei topi, la cura della madre è riflessa dal tempo che spende nel leccare, pulire e allattare il suo piccolo. La qualità e la quantità di cure sono fortemente correlate allo sviluppo cognitivo ed emotivo della prole. Comparando figli di madri con alto numero di Licking, leccare, e Grooming, pulire (LG) con madri a basso LG, si è visto un notevole incremento in quest’ultimi di responsività allo stress, associato ad un’elevata attività dell’asse stress Ipotalamo-ipofisi-surrene. Da adulti, successivamente, i topi rispondevano a situazioni stressanti con un’elevata secrezione di ormoni corticosteroidi.

Un fatto curioso scoperto in una specie di vermi: l’esposizione a odori piacevoli per i vermi provocava la migrazione degli animali verso la fonte di tali odori. Sorprendentemente anche la prole, in assenza di essi, mostrava una maggior preferenza a migrare nella zona dell’ambiente dove la generazione precedente era stata attratta dall’odore. Ciò dimostra che anche un apprendimento possa essere trasferito alla prole in maniera non diretta, con tutto ciò che ne consegue.

Oggi quindi possiamo prevedere e comprendere come l’ambiente in cui si sviluppa un individuo (quello uterino, germinale, sociale) agisce sull’individuo stesso, ad esempio attraverso l’alterazione dell’asse stress ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), attraverso l’aumento della recezione di glucocorticoidi, e la maggior vulnerabilità allo sviluppo di patologie legate all’ansia o depressione.

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