Il cancro e le conseguenze psicologiche

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che il cancro è e resterà una delle malattie a maggiore incidenza e a maggiore impatto sociale, coinvolgendo milioni e milioni di pazienti e familiari.

Foto di Ivan Samkov da Pexels

Relazione tra corpo e psiche

È indubbio che tra corpo e psiche esiste una correlazione indissolubile, molte sono le patologie psicosomatiche che vengono studiate e curate prestando attenzione ad entrambi gli ambiti.

Per quello che riguarda il tumore sappiamo che si tratta di una malattia che si sviluppa a partire da alcuni danni al Dna e questi danni riconoscono cause fisiche.

Il legame tra tumore e cause psichiche per ora non ha prove scientifiche, ma ci sono molti studi che indagano su come la mente può influenzare lo sviluppo di un tumore, in particolare si focalizzano su traumi, lutti e separazioni.

Quello che sappiamo per certo è che la psiche influenza l’andamento delle cure. Non si tratta di ottimismo o pessimismo ma di partecipare attivamente, essere consapevoli e aderire alle terapie. Per fare tutto questo e di conseguenza aumentare la probabilità di efficacia è necessario rendere il paziente parte integrante del processo di cura.

Conseguenze psicologiche al cancro

I progressi scientifici nella cura del cancro hanno cambiato la storia e gli esiti della malattia, ma non il suo impatto sulle persone colpite. Il dolore, l’effetto traumatico delle terapie, la demoralizzazione, la mancanza di energia che porta a chiudersi e a fare sempre meno, le conseguenze nei rapporti con la famiglia e l’ambiente lavorativo, la costante preoccupazione per le ricadute, sono solo alcuni tra gli innumerevoli problemi che chi si ammala di cancro e i suoi familiari devono affrontare durante il corso della malattia.

La diagnosi di cancro ha tutti gli elementi per generare una crisi esistenziale che si autoalimenta anche a causa dei normali, talvolta devastanti effetti collaterali delle cure. È assodato che un terzo delle persone affette da cancro presenta elevati livelli di stress emozionale, soprattutto in termini di ansia, depressione, disturbi del sonno e della sessualità, che influenzano in maniera negativa la qualità della vita.

La famiglia è parte attiva nei percorsi di cura e quindi viene esposta agli stessi rischi, per questo motivo occorre tutelare anche i familiari rispetto al disagio psicologico durante e dopo la malattia di un proprio caro.

L’importanza della psicoterapia

Il 70% dei pazienti oncologici vorrebbe un supporto psicologico, a rivelarlo è un sondaggio condotto da All Can international cancer iniziative, una task force internazionale fondata appositamente per indagare i bisogni dei pazienti, eppure le linee guida internazionali indicano come il supporto psicologico sia una componente essenziale dell’approccio multidisciplinare al cancro.

Il problema dello scarso o insufficiente supporto psicologico si ripercuote poi sulla salute: l’angoscia che colpisce chi soffre di cancro peggiora sensibilmente la qualità di vita dei pazienti. Questa condizione di disagio non ascoltato può avere un esito negativo sulla sopravvivenza: i malati di cancro affetti da depressione hanno un rischio maggiore di mortalità di quasi il 40% rispetto ai pazienti che non hanno sintomi depressivi.

Occorre quindi che il distress emozionale sia valutato regolarmente nella pratica clinica. L’impiego di semplici strumenti negli ambulatori e nei day-hospital permette infatti di identificare precocemente le persone che presentano una sofferenza emotiva tale da necessitare di tempestivi interventi psicologici. A quel punto il paziente bisognoso può essere guidato verso un sostegno psicologico e trarne giovamento.

La salute mentale non è un lusso per pochi

Il senso delle cure psicologiche, dell’attenzione a quei bisogni emozionali e spirituali dell’ammalato e della sua famiglia rientrano nella cornice dell’umanizzazione delle cure e degli interventi centrati sui bisogni dei pazienti. Concetti entrati in voga almeno dagli anni ’70, essenziali per un migliore esito del percorso di cura.

Non resta che applicarli in maniera capillare nelle cure ordinarie di ogni ospedale e non pensare sempre alla salute mentale come un lusso che in pochi possono concedersi.

“La speranza non è un ottimismo, non è quella capacità di guardare le cose con buon animo e andare avanti. No, quello è ottimismo, non è speranza. Né la speranza è un atteggiamento positivo davanti alle cose. Quelle persone luminose, positive… Ma questo è buono, eh! Ma non è la speranza. Non è facile capire cosa sia la speranza. Si dice che è la più umile delle tre virtù, perché si nasconde nella vita. La fede si vede, si sente, si sa cosa è. La carità si fa, si sa cosa è. Ma cosa è la speranza? Cosa è questo atteggiamento di speranza? Per avvicinarci un po’, possiamo dire in primo che la speranza è un rischio, è una virtù rischiosa, è una virtù, come dice san Paolo ‘di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio’. Non è un’illusione”.

Papa Francesco

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